Democrazia in prognosi riservata? Sergio Romano apre “Segnavie 8”

Come sta la democrazia? L’abbiamo chiesto a un ospite d’eccezione. Ex ambasciatore, storico e acuto analista della politica internazionale: Sergio Romano apre l’ottava edizione di “Segnavie. Orientarsi nel mondo che cambia”, il 15 marzo (ore 17.45) all’Orto Botanico di Padova. 

S.O.S. democrazia?

I regimi rappresentativi sembrano aver perso la capacità di imparare dai propri errori. Perdono consenso al loro interno e faticano a creare condivisione sui loro valori nel resto del mondo.

Le difficoltà che oggi attraversano le democrazie sono sotto gli occhi di tutti. Alcuni studiosi e opinionisti ne mettono addirittura in dubbio la sopravvivenza. Per questo Sergio Romano le definisce “democrazie in prognosi riservata”.

Sapevamo che le democrazie sono tutte insidiate da due minacce permanenti: la corruzione e la demagogia (il populismo). Ma era generalmente diffusa la convinzione che uno Stato democratico avesse la capacità di correggere continuamente i propri errori.

— Sergio Romano

“Vedevamo gli scandali – prosegue Romano – i brogli elettorali, il ricorso alla spesa pubblica e alle guerre per intorpidire il corpo elettorale e creare consenso. Ma ci consolavamo ripetendo a noi stessi che quello praticato dall’Occidente era nonostante tutto il meno peggio dei sistemi possibili”.

Oggi sembra che il giudizio sulla democrazia stia cambiando e molti commentatori firmano bollettini sanitari alquanto preoccupati, se non addirittura pessimistici. Inoltre, “più di un terzo dell’elettorato occidentale – osserva Romano – non va alle urne perché non crede all’utilità del suo voto e un terzo è composto da persone che detestano, insieme alla loro classe dirigente, politica ed economica, anche coloro che hanno un diverso colore della pelle o un diverso credo religioso.”

La maggiore minaccia alla democrazia è la pretesa di un voto continuo rabbiosamente gettato, in ogni momento della giornata, nell’urna dei social network.

— Sergio Romano

Può darsi che questo clima sia aggravato dalla lunga recessione in cui siamo precipitati dopo il crack del 2007 e che sia destinato a migliorare non appena saremo riusciti a tirare una boccata di ossigeno. Ma è anche possibile che le democrazie soffrano di mali meno facilmente guaribili e che occorra prepararsi a una lunga crisi, dagli esiti difficilmente prevedibili.

QUANDO E DOVE

Giovedì 15 marzo 2018, ore 17.45
Padova, Auditorium Orto Botanico
Ingresso da Prato della Valle (accanto al n° 56)

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria

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I protagonisti

SERGIO ROMANO
Diplomatico, storico e pubblicista. Studioso di storia e analista politico, ha ricoperto i più prestigiosi incarichi della carriera diplomatica. Nella sua ultima missione – fra il 1985 e il 1989 – è stato ambasciatore a Mosca, esperienza che lo ha reso testimone privilegiato della fine della guerra fredda. Dopo essersi laureato in giurisprudenza alla Statale di Milano e aver lavorato come giornalista a Milano, Parigi, Londra e Vienna, nel 1954 ha intrapreso la carriera diplomatica. Ha ricoperto le cariche di viceconsole a Innsbruck (1955), primo segretario all’ambasciata italiana a Londra (1958-64), primo consigliere e ministro consigliere a Parigi (1968-77), direttore generale per le relazioni culturali presso il Ministero degli Affari Esteri (1977-83), ambasciatore presso la NATO a Bruxelles (1983-85) e infine ambasciatore a Mosca (1985-89). Nel 1990 è stato visiting professor alla University of California a Berkeley e dal 1992 al 1998 ha insegnato relazioni internazionali presso l’Istituto di economia politica dell’Università Bocconi di Milano. Membro del consiglio scientifico delle riviste Limes e Nuova Storia Contemporanea, ha collaborato con vari quotidiani e riviste (Financial Times, La Stampa, Epoca); dal 1998 è editorialista del Corriere della Sera e del settimanale Panorama.

Intervistato da PAOLO LEPRI
Giornalista professionista. Dal 1991 al 2000 è stato quirinalista, inviato diplomatico e vice responsabile delle strutture dall’Estero e per l’Estero dell’agenzia Ansa. Nel 2000 si è trasferito a Milano, chiamato al Corriere della Sera da Ferruccio de Bortoli. Nel quotidiano di Via Solferino è stato capo redattore del Desk Esteri e corrispondente a Berlino dal 2011 al 2015. Rientrato in Italia, è attualmente capo redattore centrale con la responsabilità degli editoriali e dei commenti. I suoi interventi sul Corriere sono dedicati in particolare ai temi dell’attualità internazionale e dell’integrazione europea.  Firma una rubrica settimanale, “Facce nuove”, dedicata a ritratti di personalità emergenti nel mondo della politica e della cultura.

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