Ripensare la produzione (per salvare l’ambiente)

A Segnavie il guru del nuovo pensiero ambientale Michael Braungart ha spiazzato il pubblico con la sua terza via, alternativa tanto alla crescita infinita quanto alla decrescita felice: l’approccio Cradle to Cradle (dalla culla alla culla), di cui è l’ideatore.

Michael Braungart, classe 1958, ingegnere chimico tedesco e guru del nuovo pensiero ambientale.

È stato ospite dell’ottava edizione di Segnavie, Orientarsi nel mondo che cambia – il ciclo di incontri della nostra Fondazione – invitato a parlare, nella suggestiva cornice dell’Orto Botanico di Padova, di una visione che promette di rivoluzionare l’approccio ai problemi ambientali. E, in parte, lo sta già facendo.

Docente universitario, ex attivista di Greenpeace, nel 1987 fonda l’EPEA – Environmental Protection Encouragement Agency, centro di ricerca in cui convivono diverse discipline: chimica, biologia e scienze ambientali, insieme allo studio dell’ottimizzazione e dello sviluppo di prodotti capaci di garantire profitto alle aziende che li producono e, nel contempo, migliorare le nostre vite. Il “credo” di EPEA e dello stesso Braungart è il modello C2C – Cradle to Cradle, che tradotto significa “dalla culla alla culla”.

Cosa vuol dire esattamente C2C?

Sfruttando l’energia rinnovabile, si possono trasformare quelli che oggi consideriamo rifiuti in nuovi prodotti, utili alla vita dell’essere umano e degli altri organismi viventi che popolano il pianeta.

Dalla culla alla culla significa proprio questo: un oggetto può essere progettato per non raggiungere mai la fine del proprio ciclo vitale. Quando non serve più, ritorna al punto di partenza  – alla”culla” – per iniziare un nuovo ciclo di vita. Proprio come le foglie di un albero, che una volta cadute permettono al terreno di generare nuova vita, in un processo di rinascita senza fine.

L’obiettivo è produrre beni di consumo capaci di nutrire la vita, traendo ispirazione da quello che la natura fa già in maniera estremamente efficiente.

Il modello della prossima Rivoluzione Industriale l’abbiamo sempre avuto davanti a noi: un albero.

— Michael Braungart

L’albero infatti è un sistema perfetto: utilizza le fonti energetiche corrette, si autoalimenta e ciò che elimina viene riutilizzato dall’ambiente. Non spreca nulla.

Per fare un albero ci vuole un… pannolino

Pochi sanno che il 20% dei rifiuti prodotti in una città come Milano è costituito da pannolini. Se le aziende produttrici cambiassero la base superassorbente dai polacrilati a superassorbenti a base cellulosica, potremmo raccogliere i pannolini usati, sterilizzarli con appositi procedimenti, e riutilizzarli a vantaggio della natura. Con i pannolini di un solo bambino si potrebbero far crescere 150 alberi! In questo modo eviteremmo il problema dello smaltimento dei rifiuti, facendo del bene a tutto l’ecosistema.

Prendiamo ora un altro oggetto di uso quotidiano: il tappeto. In pochi sanno infatti che i tappeti sono realizzati con fibre sintetiche tossiche, la cui usura rilascia nell’aria agenti nocivi per la salute. Nell’arco della giornata, inaliamo costantemente sostanze derivanti dalle vernici e dai solventi utilizzati per colorare gli oggetti che ci circondano, per non parlare del radon e degli altri agenti chimici utilizzati per costruire le nostre abitazioni.

I progettisti C2C hanno ideato anche sedili per aerei le cui fibre, una volta sfregate, non producono sostanze nocive. Anzi, purificano l’aria. Michael Braungart ha mostrato come ci siano aziende che fanno profitto producendo beni che “servono” la vita, contribuendo al bene di tutto l’ecosistema

Spezzare il circolo vizioso

La maggior parte dei prodotti di uso quotidiano oggi purtroppo non sono pensati per fare questo e le soluzioni adottate solitamente puntano a ridurre il danno, non a massimizzare il beneficio. Tuttavia non è sufficiente diminuire del 10% il comportamento cattivo: è necessario aumentare i comportamenti “buoni”. Ed è possibile farlo salvaguardando il profitto. 

Dovremmo smetterla di fare le cose sbagliate in modo perfetto.

— Michael Braungart

Come? Rendendo qualità, bellezza e innovazione i pilastri di un nuovo sistema di produzione.

Grazie prof. Braungart!