La scuola innovativa si fa spazio: flessibile, smart e partecipativa

In che modo la scuola può sviluppare tra i ragazzi qualità come empatia, lavoro di gruppo, creatività e autonomia? Per saperne di più, siamo andati in due istituti superiori che hanno realizzato i propri progetti con il sostegno del nostro bando Scuola Innovazione.
C’era una volta Maria Montessori. Secondo la teoria della nota pedagogista, la scuola deve essere costruita a misura di bambino: le aule e il contesto in cui sono collocate devono offrire stimoli e occasioni per attualizzarne le potenzialità, lo sviluppo cognitivo e relazionale.
Oggi il suo metodo educativo si è evoluto ed è diventato, com’è giusto che sia, 2.0. Perché per tenere il passo della nuova era della conoscenza e delle abituali tipologie comunicative delle giovani generazioni, il futuro deve entrare nelle aule scolastiche: sotto forma di nuove metodologie di insegnamento e nuovi strumenti didattici, tanto quanto attraverso nuove modalità di organizzazione e definizione degli spazi. In che modo? Con interventi individuati attraverso un processo di progettazione partecipata, che coinvolge docenti e studenti stessi.

In questo percorso di cambiamento c’è chi adotta il modello Indire 1+4, chi quello delle Avanguardie Educative e chi attrezza le aule con dispositivi di ultimissima generazione, dai tablet per facilitare la fruizione di testi in formato digitale alle stampanti 3D. In ogni caso, il denominatore comune è quello di rendere la scuola un moltiplicatore di occasioni formative. Tra gli scopi della “scuola innovativa”, infatti, c’è anche quello di educare i ragazzi a vivere con responsabilità e consapevolezza nella società.

Una vera e propria riconfigurazione degli ambienti scolastici e degli strumenti didattici è già in atto in alcuni istituti di secondo grado frequentati dai ragazzi padovani e rodigini. Sono scuole dove la “didattica attiva” si realizza ogni giorno attraverso l’attuazione di più interventi e metodi: dallo scardinamento del tradizionale spazio morfologico dell’edifico alla Flipped Classroom, dalle connessioni wireless al Cooperative Learning, dall’utilizzo di schermi multimediali interattivi fino all’auditorium che si trasforma in agorà.

Per raccontarvi quanto si sta realizzando anche grazie al nostro bando Scuola Innovazione, ci siamo presentati al suono della campanella in due istituti del territorio, andando a lezione dai diretti interessati.

“Cambiando la morfologia delle attrezzature,
possiamo cambiare anche le opportunità di apprendimento”

Se lo stesso edificio scolastico può essere considerato a sua volta come “educatore” e non semplice “contenitore”, chi ha messo in atto questo concetto sono stati i rappresentanti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Pietro Scalcerle” di Padova con il progetto “Spazi No Limits”.

Una doppia offerta formativa (Liceo Linguistico e Istituto Tecnico per Chimica, materiali e biotecnologie), più di 1.500 studenti, 63 classi, aule multimediali, laboratori didattici, palestra, programmi di scambio con l’estero e tanto altro ancora. Più che una scuola, un vero e proprio ecosistema che si anima da quando spunta il giorno fino a notte fonda: la prima campanella trilla alle 7:30, l’ultima per l’uscita dai corsi serali alle 23.

Ma i “no limits” del loro progetto vanno ben oltre i tempi di un orario così prolungato, coinvolgendo prima di tutto gli spazi. Didattici e fisici. Lo intuiamo fin da subito, attraversando il corridoio d’ingresso arredato con tavolini e sedie, pannelli colorati alle pareti e touch screen informativo. La nutrita presenza di ragazzi che si spostano da un’aula all’altra, slalomando tra i genitori a colloquio con insegnanti, rendono l’ambiente immediatamente vivo e, soprattutto, vissuto. Quanto di quest’atmosfera informale e allo stesso tempo regolata e regolare, è dovuto a “Spazi No Limits”?

«Il nostro progetto era mirato a raggiungere tre obiettivi» ci illustra il professor Giancarlo Pretto, dirigente scolastico dell’Istituto. «Volevamo portare fuori dalla scuola quello che accade dentro, utilizzando le reti digitali e le telecamere. Ora che disponiamo di questi mezzi in auditorium e in alcune aule, possiamo dare modo anche ad alcuni studenti che per questioni di salute non possono frequentare le lezioni di seguirle a distanza».
Basterebbe già l’e-learning, a maggior ragione se rivolto a chi si trova in situazioni di difficoltà, ad avvalorare la validità del progetto. Ma c’è dell’altro. «Abbiamo anche pensato di ridisegnare gli arredamenti e gli spazi delle aule, dove l’insegnante non si limitasse più a parlare ex cathedra. Perché se noi cambiamo la morfologia delle attrezzature, possiamo cambiare anche le opportunità di apprendimento».

Il terzo obiettivo è forse il più importante: dare forme di vita alla scuola, mettendola a disposizione dei ragazzi anche con infrastrutture ospitali e accoglienti, come ad esempio la caffetteria e le numerose panchine collocate in giardino.
«Volevamo scardinare l’idea di scuola intesa solo come edificio dove trascorrere una mattinata curriculare e basta» aggiunge il professore. «Il fatto che adesso i ragazzi si fermino qui oltre l’orario delle lezioni per studiare insieme, accedere ai computer oppure suonare il pianoforte, permette loro di vivere all’interno dell’istituto senza soluzione di continuità. È un momento di espansione libera. Che non è una disciplina, ovviamente, ma un’abilità trasversale. Così facendo diamo però ai nostri studenti la possibilità di sperimentare competenze che non sono unicamente materie di studio». Che detto da un preside, fa pure un certo che…

Spazi individuali, di gruppo, informali ed inclusivi, istruzione a distanza, tecnologie multimediali, didattica attiva… tutti elementi a vantaggio degli studenti, non c’è che dire. Ma per gli insegnanti cosa cambia? E come affrontano questo processo di trasformazione? Ci risponde Mario Colombo, professore di fisica e matematica, uno dei docenti che hanno elaborato il progetto: «L’uso delle nuove tecnologie è una condizione necessaria, ma non sufficiente. Quello che è davvero decisivo è la modalità di insegnamento, che deve essere coinvolgente e capace di mettere i ragazzi in grado di porsi domande, ragionare insieme e trovare risposte prima ancora che sia l’insegnante stesso a fornirle. È un processo non sempre facile da mettere in atto, che richiede occasioni di formazione e corsi di aggiornamento, ma poi i risultati si vedono».

Sull’importanza dell’apprendimento partecipativo gli fa eco Agnese Solero, docente di italiano e storia, che ci parla con particolare orgoglio di “Radio Scalcerle”, la web radio dell’Istituto che, grazie a una redazione formata da studenti e insegnanti, approfondisce momenti storici e personalità famose sotto forma di podcast. Perché dai Millennials di ieri alla Generazione Z di oggi, i ragazzi apprendono anche così: via auricolari, preferibilmente wireless.

A scuola senza zaino, in aula senza banchi (e se ci sono, hanno le ruote)

Quello dove entriamo in un’altra mattina d’ordinaria vita scolastica è l’Istituto di Istruzione Superiore “Primo Levi” di Badia Polesine, che raggruppa due grandi aree formative: liceale e tecnica. Il loro fiore all’occhiello è una palazzina appena ristrutturata dotata di più aule riconfigurate grazie al progetto “Protagonisti nella scuola dell’innovazione”, al quale hanno partecipato anche gli stessi ragazzi suggerendo i cromatismi di pareti e arredi. L’esito sotto i nostri occhi ha dell’incredibile: uno spazio digital-informal-multicolor che fa pensare di essere entrati in una “scuola-modello” di Helsinki o giù di lì.

Pouf coloratissimi e banchi con le ruote invece di quelli di formica. Tablet invece di quaderni. Polpastrelli invece delle penne. Digital tv invece della lavagna di ardesia. Sembra una realtà uscita dalle pagine di “Alice nel Paese delle Meraviglie”, dove tutto è capovolto. E in parte è proprio così, perché per l’appunto capovolta è una delle metodologie didattiche adottate in questa scuola: la Flipped Classroom.

Ce la spiegano gli insegnanti Fabio Bison e Linda Dilavanzo che, dopo averla appresa partecipando a specifici corsi di aggiornamento, la stanno adottando con entusiasmo e convinzione. Trattasi di un modello pedagogico nel quale le lezioni in aula e lo studio da svolgere a casa vengono invertiti. In sintesi, funziona così: l’insegnante assegna per casa un argomento, prima di trattarlo in classe. Consigliando testi, ma anche siti web, tutorial, app e video, di fatto lancia ai ragazzi una sfida. In questo modo, poiché gli studenti hanno già un’infarinatura generale dei contenuti da affrontare, il tempo a disposizione in classe è dedicato a chiarimenti, esercitazioni e a qualsiasi altra attività funzionale ad una migliore comprensione.

Una modalità blended che, oltre a sfruttare tutte le potenzialità dei dispositivi mobili e le attitudini digitali degli studenti, capovolge anche il ruolo dell’insegnante: deve scendere dalla cattedra, non solo in senso figurato, per farsi tutor, interagendo come una guida che incoraggia i ragazzi alla ricerca in autonomia, alla collaborazione di gruppo, alla condivisione dei saperi appresi.

Ce lo conferma a nome di tutti Matteo, 15 anni, iscritto al secondo anno dell’indirizzo economico: «Una scuola senza tecnologie digitali a nostra disposizione non riesco proprio ad immaginarla, per noi sono fondamentali. Così come ci è utile avere a disposizione banchi che possiamo spostare in base alle necessità della lezione. Poterci disporre in gruppi che cambiano di volta in volta ci permette di conoscerci e confrontarci reciprocamente. E poi migliora anche i rapporti con i prof, che sentiamo più vicini a noi». Una vicinanza pedagogica, peer to peer.

Se è vero, e noi pensiamo di sì, che uno spazio acquista significato e utilità quando le persone che lo vivono costruiscono insieme una storia fatta di esperienze comuni, queste due scuole sono dei veri e propri crocevia non solo culturali, ma anche esperienziali ed esistenziali. Due comunità formative che oltre ad offrire ai giovani conoscenze al passo con i tempi, danno l’occasione ad ogni ragazza e ragazzo di diventare la miglior versione di sé. Per poter un domani affrontare il mondo con le conoscenze più utili, il giusto entusiasmo e la necessaria sicurezza.

IL BANDO SCUOLA INNOVAZIONE

Rivolto agli istituti scolastici di secondo grado delle province di Padova e Rovigo, il bando si articola in due filoni di interventi indirizzati a sostenere la realizzazione di:
● nuovi spazi e arredi per l’apprendimento e la didattica, coadiuvati
dall’introduzione di nuove tecnologie a supporto dello studio attivo e collaborativo
● laboratori mirati a favorire l’avvicinamento alle attività professionali.