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Origine e Missione

La Sede

Il palazzo dove ha sede la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo è un edificio storico, costruito nella prima metà del Cinquecento sui resti - un portico a sei fornici e il paramento murario sottostante - di un precedente palazzo distrutto da un incendio. Lunga e complessa è la storia del prestigioso edificio, entrato a far parte delle proprietà della Cassa di Risparmio nel febbraio del 1822: da qui essa ha iniziato la sua attività.

Il Monte di Pietà e la pratica dell'usura

Palazzo del Monte di Pietà

Il nuovo edificio venne destinato, su richiesta di Piero Barozzi, vescovo di Padova, a sede principale del Monte di Pietà, l'istituzione fondata da Bernardino da Feltre (Feltre 1439 - Pavia 1494), dell'Ordine di S. Francesco dell'Osservanza, predicatore di talento e promotore di associazioni di beneficenza, oltre che di culto, volte a combattere la piaga dell'usura. Contro quest'ultima Bernardino predicò dal 1469 fino alla morte, percorrendo le regioni dell'Italia settentrionale e centrale, e si attivò istituendo appunto i Monti di Pietà, primo tra i quali fu quello di Mantova, da lui fondato nel 1484.La pratica dell'usura doveva essere molto diffusa in città se Dante Alighieri, nella Divina Commedia, pone tra gli usurai (canto XII) Rinaldo Scrovegni, padre di quell'Enrico che commissionò a Giotto gli affreschi dell'omonima Cappella e al quale per secoli è stata attribuita la proprietà del palazzo in piazza Duomo, andato a fuoco, che - ironia della sorte - sarebbe poi diventato sede stabile del Monte di Pietà.Questa attribuzione è stata messa in questione dalla storiografia più recente. Certo è che, come raccontano le cronache, il primo decennio del Quattrocento vede Padova e il suo territorio preda della povertà, di frequenti pestilenze e di danni dovuti alla partecipazione a guerre, circostanze queste nelle quali l'usura viene praticata a danno soprattutto della povera gente. Lo sforzo di Bernardino da Feltre, aiutato in questo dal parere di finissimi canonisti e giuristi dell'Università patavina, fu di dimostrare che si poteva battere l'usura solo attraverso l'istituzione di associazioni di beneficenza - i Monti di Pietà - che potevano elargire prestiti in cambio del temporaneo deposito di pegni e dietro un modico compenso da pagare, all'atto della restituzione, alle persone che ne assicuravano la gestione e il corretto funzionamento. Trascorsi sei mesi, in caso d'insolvenza, la regola era che i pegni fossero messi all'asta. Non fu facile istituire il Monte di Pietà a Padova anche se tutta la città era coinvolta nell'iniziativa e partecipava alla raccolta dei capitali necessari a renderlo operante. Dopo diversi tentativi, finalmente la domenica del 31 luglio 1491, al termine di una solenne cerimonia, con una processione il vescovo Pietro Barozzi ne inaugurò la prima sede in un edificio appartenente ad Antonio Capovacca, situato nella contrada S. Lorenzo ai Portici Alti. In brevissimo tempo vennero aperti nella città diversi depositi e uffici del Monte di Pietà. Successivamente, nel 1519, il consiglio del Monte padovano chiese al Governo della Serenissima, proprietario dell'edificio in piazza Duomo, di poter acquistare quanto rimaneva «elle cose quali sono ex opposito del sagrado del domo e contigue alla casa del magnifico camerlengo». La domanda non venne accettata. Seguì l'incendio che danneggiò quasi completamente il palazzo e l'istanza d'acquisto fu rinnovata. Questa volta il doge Andrea Gritti accettò e il luogo venne acquistato per 10.000 ducati, di cui 1.500 da versare in acconto.

Il Palazzo del Monte di Pietà

Affresco di Padre Bernardino da Feltre realizzato da Domenico Campagnola

All'epoca dell'avvio della costruzione dell'edificio di piazza del Duomo erano già state aperte altre filiali nella città mentre, oltre a quello di Padova, erano attivi i Monti di Pietà di Mantova, di Brescia e di Verona. La nuova costruzione mirava a sviluppare un progetto unitario, unico nel Veneto, per dare una configurazione moderna a un importante luogo urbano, di elevato valore simbolico e civile. Infatti, il Palazzo del Monte si collocava fisicamente accanto all'edificio della loggia del Consiglio nella piazza principale della città. Il progetto architettonico e i lavori di ripristino. Com'è noto, i documenti attribuiscono a Giovan Maria Falconetto - architetto veronese attivo in quegli anni a Padova e impegnato nell'ultimazione dei lavori della Loggia del Consiglio e del portale del Palazzo del Capitano (due degli edifici che danno su piazza Duomo) - l'invenzione del disegno della facciata del nuovo edificio. è molto probabile che l'intervento di Falconetto si sia limitato all'ideazione del progetto della facciata e non abbia riguardato l'articolazione degli spazi interni. Nel 1533 la sede era già in funzione quando gli amministratori della Comunità padovana chiusero tutti i cantieri per verificare la contabilità delle fabbriche della Loggia, mentre gli interventi di rifinitura si protrassero per i successivi due anni. A Domenico Campagnola "da Venesia" venne affidato l'incarico di dipingere l'affresco raffigurante il Beato Bernardino da Feltre, mentre Silvio Cosini realizzò sulla facciata la Pietà in stucco, indorata poi dal pittore Battista. del Monte e del Lazzaretto.

L'ampliamento del Palazzo

Pietà in stucco realizzata da Silvio Cosini

Alla fine del Cinquecento il Consiglio del Monte di Pietà deliberò di chiedere nuovamente alla Serenissima l'autorizzazione ad ampliare i suoi spazi, annettendo quelli della confinante casa del Camerlengo e dei luoghi ad essa contigui. Le trattative andarono, come al solito, per il lungo. Trascorsero infatti ben cinque anni prima di giungere ad un esito positivo. A convincere il senato dell'opportunità di questa operazione era stata la possibilità di «fabricar l'altra fazzada della piazza», ossia di intervenire con lavori che avrebbero contribuito ad elevare il prestigio e la rappresentatività di un importante luogo collettivo della città. I lavori non iniziarono prima del 1607 e si bloccarono con l'emanazione dei bandi per gli appalti, in seguito all'apertura di un'inchiesta su presunte appropriazioni indebite da parte degli amministratori dell'Istituto, i quali vennero poi puniti. Nel maggio del 1611 fu emanato un nuovo bando e lentamente prese avvio la nuova operazione edilizia che prevedeva l'innesto di un nuovo corpo di fabbrica nel vecchio nucleo cinquecentesco. Questa si può dire si configurò come una rilevante operazione di ridefinizione dello spazio urbano da parte dell'operatore pubblico. I lavori si protrassero fino al 1613.Tra le opere degne di nota si possono segnalare l'affresco Il Beato Bernardino da Feltre e la Carità, dipinto da Battista Bissoni sopra il nuovo portale, il rilievo raffigurante una Pietà simile a quella del Cosini, nonché una statua del Beato Bernardino realizzato da Giovan Battista Albanese, vicentino e artista di grande rinomanza, per aver collaborato col Palladio, il quale eseguì successivamente altre sculture di protettori della città (i santi Prosdocimo, Giustina, Daniele e Antonio). Dopo il primo arresto dei lavori si continuò ad ampliare il palazzo che assunse sempre più la configurazione di un complesso di edifici che crescevano significativamente in altezza, nonostante i vincoli posti per contratto dalla Serenissima. L'ampliamento procedette quindi per aggiustamenti continui, senza un progetto definito, con l'intervento di un architetto che acquisterà fama di caposcuola dell'architettura padovana del primo Seicento. Nel 1617 il pittore veronese Gaspare Giona dipinse l'affresco Elemosina di San Bernardino, all'estremità occidentale del portico. Solo nel 1619 il cantiere si chiuse e l'intera area prospiciente sulla piazza fu acquisita dal Monte di Pietà. Nella prima metà dell'Ottocento iniziò il progetto di costruzione di due nuove ali interne, comprese tra il Palazzo del Monte di Pietà e il Duomo, e i lavori si conclusero con il collaudo dell'edificio nel 1861.

Il restauro del Palazzo e la sua nuova destinazione d'uso

Nel 1990 hanno preso avvio i lavori di salvaguardia e restauro dell'edificio da parte della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Un lavoro lungo, difficile, eseguito sotto la direzione del Servizio Tecnico della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo diretto dall'ing. Geremia, con la consulenza tecnico-artistica del Professore Pierluigi Giordani dell'Università degli Studi di Padova.Il progetto, pur tenendo conto dei vari momenti costruttivi, ha cercato di eliminare gli elementi incongrui accumulatisi negli anni, per valorizzare gli originari spazi cinque-seicenteschi.L'edificio, sede della Fondazione, non ha quindi cessato di essere simbolo di una rilevante funzione pubblica, grazie al fatto che l'attuale ospite svolge un importante compito di promozione civile e culturale nelle due Province.