Presentata la grande stagione espositiva di Palazzo Roverella (Rovigo)

E’ stato presentato nel corso della conferenza stampa di martedì 2 febbraio il programma espositivo di Palazzo Roverella (Rovigo) per l’anno 2016 promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi.

Si comincia il 27 febbraio fino al 5 giugno con la mostra “AL PRIMO SGUARDOopere inedite dalla collezione della Fondazione – “, ovvero una doppia esposizione che spazia dal barocco ai grandi del Novecento fino alla Modernità e alle Avanguardie, e che si terrà a Palazzo Roverella, già sede della Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi e a Palazzo Roncale, il palazzo nobiliare da poco restaurato dalla Fondazione stessa.

Il maggiore interesse si concentrerà sulla presentazione di un nucleo ancora inedito della Collezione della Fondazione Cassa di Risparmio: ovvero i dipinti riuniti nella collezione di Pietro Centanini, che recentemente l’ha voluta donare alla Fondazione affinché possa mantenersi integra e soprattutto possa essere goduta dalla collettività.

Com’è testimoniato dall’esposizione, Pietro Centanini indirizzava le sue scelte soprattutto sugli artisti veneti ma anche, in omaggio alla moglie di origine partenopea, alla scola napoletana. In collezione si trovano infatti opere di gradissimo interesse di Palizzi, De Nittis, Lega, Ghiglia, Boldini, Fattori, Soffici, Rosai, de Pisis, de Chirico, Guttuso De Chirico, insieme a Zandomeneghi, Milesi, Luigi Nono, Licata, Brass, Barbisan ma anche Utrillo e Chagall e i vedutisti, compresi alcuni magnifici Guardi.

Il nucleo maggiore della Fondazione Cariparo non mancherà di stupire per ricchezza e varietà di contenuto. In esso sono testimoniati ben 5 secoli di storia dell’arte veneta e italiana: da Oreste Da Molin, Giuseppe Manzoni  al Cavaglieri, gloria rodigina. Il Futurismo è ben rappresentato da Tullio Crali, mentre il secondo dopoguerra è presente con una sequenza notevolissima di opere, a ricordare l’importanza del gruppo N e dell’optical, con Biasi, Landi, Chiggio, Massironi e infine tre opere di Castellani. L’ingresso alle due sedi è libero.

Subito dopo l’estate, a partire dal 17 settembre fino al 14 gennaio 2017 sarà la volta della mostra “DA GAUGUIN AI NABIS, DA THAITI ALLE BIENNALI“, con sede a Palazzo Roverella, dove saranno esposti capolavori di Gauguin e del gruppo dei Nabis.

Già il titolo offre l’idea di un percorso di colore e di emozioni; unitario eppure variegato, fitto di storie che sono diventate leggende, anticipatore di tendenze e di mode. E non solo nel campo dell’arte.

Il linguaggio espressivo e antinaturalistico del gruppo, influenzato dalle poetiche del primitivismo e dell’esotismo, ispirò varie correnti: i Profeti, o meglio Nabis, dall’antico ebraico, i Sintetisti, i Fauves e via via sino all’Art Nouveau e all’astrazione. Questi stimoli innovativi contaminarono l’Europa, senza tralasciare l’Italia. Ed è proprio sul versante nazionale che si concentra la seconda parte di questa magnifica rassegna. La “stagione bretone” dell’arte italiana tra gli anni ’80 dell’Ottocento e il primi decenni del secolo successivo, è ben individuabile. La si incontra in diversi artisti, o meglio in precise fasi della loro produzione.

Sono pittori che in molti casi hanno vissuto a Parigi e che nella capitale francese, o comunque oltralpe, hanno acquisito caratteri e cadenze linguistiche di inequivocabile qualificazione gauguiniana e Pont–Aven. Cagnaccio di San Pietro, Mario Cavaglieri, Felice Casorati, Oscar Ghiglia tra tanti. Ma non caso la rassegna si chiude su Gino Rossi e la sua Burano. Rossi, uomo e artista pregno di illuminazioni e di tenebre, “straordinario campo – afferma Romanelli – di forze, di polarità, di tensioni, di urgenze e di riflessioni”.

Gauguin e Rossi, due storie lontanissime eppure vicine: il primo conquistato, catturato e tragicamente sedotto dai paradisi tahitiani, il secondo scivolato in un fulminante itinerario sin dentro i gironi d’inferno di un manicomio di provincia. Eppure capaci, entrambi, di una pittura dove la semplicità è purezza primigenia e insieme ingenuità, affinamento alchemico e traduzione di un pensiero filosofico cristallino, lucido e tragicamente fragile.

Entrambe le mostre sono curate da Giandomenico Romanelli, che già firmò a Palazzo Roverella i successi de L’Ossessione Nordica Il Demone  della Modernità e saranno coaudiuvate da Alessia Vedova. Sono previsti laboratori didattici, visite tematiche per le scuole di ogni ordine e grado e attività ludico-ricreative per singoli visitatori, bambini e famiglie per entrambe le esposizioni.

Informazioni e prenotazioni:

www.palazzoroverella.com
info@palazzoroverella.com
0425 46 0093

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