5,5 milioni di euro per combattere la povertà educativa

La povertà economica è spesso causa e conseguenza della povertà educativa, due fenomeni che si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione. Per combattere la seconda, dal 2016 sosteniamo il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, al quale per quest’anno abbiamo scelto di destinare altri 5 milioni e mezzo di euro. Ecco perché.

Come si combatte la povertà educativa? In Italia un milione di minori vive in condizioni di povertà assoluta. Il 50% circa dei più giovani non ha mai letto un libro che non fosse un testo scolastico e non ha mai messo piede in un museo: sono due dati tratti dalla preoccupante istantanea scattata da Demopolis.

Come si può allentare la disuguaglianza, dando vita a città e ambienti in cui il benessere dei più piccoli sia salvaguardato?

La rinnovata adesione al Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile va in questa direzione. Il Fondo è un’iniziativa nazionale frutto di un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate dall’Acri, il Forum del Terzo Settore e il Governo.

Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori.

Per attuare i programmi del Fondo, nel giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione Con il Sud.

Consapevole dell’urgenza della sfida, la nostra Fondazione ha scelto di sostenere il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile anche per il 2020, con un impegno di circa 5 milioni e mezzo di euro.

4 progetti, un obiettivo: contrastare la povertà educativa

La responsabilità della crescita dei minori appartiene a tutta la comunità e i quattro progetti che sono stati selezionati nelle province di Padova e Rovigo nell’ambito del Bando “Un passo avanti” prendono in carico questo compito coinvolgendo realtà eterogenee, per allargare il proprio raggio d’azione.

È questo l’intento del progetto 0-6 App della Cooperativa sociale Aura, dedicato ad ampliare l’offerta educativa degli asili nido e delle scuole dell’infanzia della Bassa Padovana, potenziando l’accesso agli orti sociali, alle attività teatrali, musicali, di danza e arte terapia. Il progetto propone incontri tematici e percorsi formativi per accompagnare i genitori disoccupati nella ricerca del lavoro, ma anche eventi socializzanti nei parchi pubblici e nelle fattorie didattiche per rafforzare la relazione genitore-figlio.

Anche il progetto rodigino Famiglie StraVaganti della Cooperativa Sociale Porto Alegre è pensato per i più piccoli. L’intenzione è quella di favorire la fruizione di attività educative che intensifichino la capacità relazionale dei bambini fino ai dieci anni, cercando di rendere possibile ai genitori la conciliazione tra lavoro e vita familiare. Psicomotricità, avvicinamento alle nuove tecnologie, laboratori artistici per i figli e un percorso itinerante per incrementare le competenze affettive dei genitori.

Un accompagnamento fino alla maggiore età

Non è sufficiente però concentrarsi solo sull’età più tenera. Alla delicata fascia d’età a partire dai dieci fino ai tredici anni ci pensa il progetto F.L.I.C – Il Futuro è un Lavoro in Corso della Cooperativa Sociale Jonathan, che mira a fornire agli studenti gli strumenti per un orientamento precoce, continuo e integrato fin dall’ultimo anno di scuola Primaria per favorire scelte formative e di vita consapevoli.

Non esiste solo il sapere nozionistico ma anche il saper essere e il saper fare: solo l’intreccio di queste tre dimensioni può dare vita a una cittadinanza attiva che contrasti la disuguaglianza.

Anche il progetto Scholé della Cooperativa Sociale COSEP (Padova) è volto alla creazione di una scuola di comunità che sappia fornire queste abilità e, aprendo due istituti scolastici oltre il consueto orario di apertura, renderli centri di trasformazione del quartiere Arcella con iniziative di peer education, sportelli di ascolto e corsi di formazione. Il focus delle attività sarà puntato su temi caldi del nostro tempo: devianza, violenza di genere, solitudine e pregiudizio per fornire nuove consapevolezze.

Lavorare in sinergia con i docenti, la famiglia, la comunità educante, adottando un’ottica inclusiva, è l’unica strada per l’integrazione e l’eliminazione delle condizioni di svantaggio che ci circondano. La rigenerazione urbana e la valorizzazione del territorio possono partire solo dal coinvolgimento della comunità locale. Èd è proprio quello che questi quattro progetti hanno iniziato a fare.