La grande ferita e la grande rinascita: arriva a Rovigo la mostra “70 anni dopo. La Grande Alluvione”

Può una catastrofe generare qualcosa di positivo? Parte da qui la mostra di Palazzo Roncale 70 anni dopo. La Grande Alluvione, curata da Francesco Jori e in programma dal 23 ottobre 2021 al 30 gennaio 2022 a Rovigo.

È il 14 novembre 1951 quando le acque del Po esondano, travolgendo tutto ciò che incontrano: persone, animali, edifici.

La Grande Alluvione del Polesine registra più di 100 vite spezzate e 180.000 persone costrette ad abbandonare le proprie case e la propria quotidianità. Ma è proprio quando la disperazione rischia di inghiottire un intero territorio che il Polesine trova la strada per la rinascita: lenta, complessa, ma caparbia e potente.

Ed è questa rinascita che la mostra 70 anni dopo. La Grande Alluvione racconta e documenta in modo originale.

Curata da Francesco Jori e in programma a Palazzo Roncale dal 23 ottobre 2021 al 30 gennaio 2022.

Un’indagine su “cosa”, oltre al ricordo, al dolore, alle tragedie personali e sociali, derivi – 70 anni dopo – da quell’Alluvione che “bloccò” un territorio che orgogliosamente ha avuto la forza di riprendersi.

La grande ferita e la grande rinascita

L’alluvione ha bloccato tutto il Polesine, lasciandolo negli anni ‘50 e ‘60 ai margini dell’esplosione industriale che ha mutato il volto di altri territori del Veneto e dell’Italia intera.

Un disastro che ha tolto alle famiglie affetti, forza lavoro e ricchezze: l’alluvione infatti, ha devastato l’economia polesana, distruggendo proprietà, mezzi e strumentazione agricola, privando decine di migliaia di persone della pura sussistenza e provocando un esodo di oltre 80 mila persone, di fatto un quarto del totale dell’intera provincia.

In carenza di un vero sviluppo del comparto industriale, il Polesine ha saputo fare leva su ciò che era rimasto: la sua terra.

Ha trasformato così il comparto agricolo e ambientalistico, riqualificando il territorio fino a farlo diventare una delle più ambite e importanti aree d’Europa, riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio della Biosfera.

Oggi il Polesine ha costruito un patrimonio ambientale e umano altrove perduto. Un patrimonio che consente di continuare a pianificare un futuro di qualità e di prosperità.

Tra passato e presente

La selezione fotografica della mostra 70 anni dopo. La Grande Alluvione, rispecchia lo sguardo bifronte di questa esposizione che, da una parte si volge al passato per rievocare e raccontare quelle ore e quei giorni drammatici, dall’altra si sofferma sul presente, su come il Polesine di oggi sia stato plasmato dall’opera di ricostruzione.

Dalle foto surreali e sospese che ci raccontano i giorni dell’Alluvione con una forza comunicativa di altissimo livello alle immagini contemporanee che ci invitano a osservare il territorio e le modifiche operate dall’uomo e che celebrano le meraviglie naturali del Polesine.

Cronaca

Molto prima dei social media, quando persino la televisione aveva ancora un ruolo estremamente marginale nella vita delle persone, l’alluvione del 1951 segna un cambio di passo epocale, diventando a tutti gli effetti il primo disastro naturale trasformato in un caso mediatico in Italia.

La carta stampata, in quel momento, è il principale mezzo di informazione. E i quotidiani nazionali e locali danno fin da subito una copertura ampia e accorata del drammatico susseguirsi degli eventi, dal giorno della catastrofe alle settimane successive: i soccorsi, le ricerche, la condizione degli sfollati.

Un’esposizione mediatica imponente che riuscì a mobilitare l’immediata solidarietà della società e delle istituzioni, sia in Italia che in Europa: dalle vere e proprie collette nei centri urbani, agli aiuti europei, fino al gesto privato di un cittadino che si toglie il cappotto per donarlo perché “c’è qualcuno che ha più freddo” come ci raccontano i filmati d’epoca dell’Istituto Luce.

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