Green Jobs: bio-imprenditori fin da giovani

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La competizione nazionale promuove tra gli studenti la cultura della sostenibilità ambientale con un programma di educazione imprenditoriale in ambito green

Greta può iniziare a tirare un sospiro di sollievo. Rispetto alle tematiche ambientali, molti suoi coetanei stanno procedendo nella giusta direzione.

Lo hanno dimostrato quattro classi di istituti superiori delle province di Padova e Rovigo partecipando a Green Jobs, iniziativa sostenuta da più Fondazioni di origine bancaria aderenti all’Acri, tra le quali anche la nostra.

Il focus del progetto sta nell’autoimprenditorialità e nello sviluppo delle competenze trasversali legate alla green economy. L’approccio è concreto: learning by doing, imparare facendo. E quello che hanno fatto gli studenti degli istituti superiori Cattaneo-Mattei di Monselice, Munerati di Rovigo, Belzoni di Padova e Primo Levi di Badia Polesine, non è stato poco. Individuata la loro idea di prodotto green, l’hanno sviluppata e articolata in veri e propri business plan, capaci di tenere conto di più aspetti: produzione, commercializzazione e promozione del nuovo eco-prodotto.

Malgrado il periodo di emergenza Covid-19 con scuole chiuse, lezioni a distanza, compagni di classe raggiungibili solo via computer, tablet o cellulare, i ragazzi hanno portato a compimento la sfida realizzando progetti sorprendenti per creatività e utilità.

Li hanno presentati utilizzando una piattaforma online ad una giuria che ha avuto il compito di selezionare la start-up rappresentativa del Veneto alla finale nazionale.

La competizione è stata tosta. Al punto che i giurati, oltre a proclamare vincitore, hanno deciso di attribuire anche una menzione speciale.

IL PROGETTO IN SINTESI

Avviato nel 2015 da Fondazione Cariplo e diventato nazionale con il coinvolgimento di altre Fondazioni di origine bancaria. Green Jobs è promosso da Fondazione Cariplo, Fondazione CRT, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione Carispezia, Fondazione Cariparo, Fondazione Caritro e Fondazione Tercas

è realizzato anche grazie a:
Junior Achievement, organizzazione non profit dedicata all’educazione economico-imprenditoriale nella scuola

InVento Lab, BCorp che ha messo a punto un metodo formativo per trasferire agli studenti le competenze ambientali e i concetti legati alla sostenibilità

un ente non profit esperto green che collabora con le scuole sulle tematiche green e realizza una mappatura dei soggetti virtuosi presenti sul territorio in cui sono ubicate le scuole partecipanti. Per le scuole delle province di Padova e Rovigo, l’attività è stata svolta dalla Fondazione Fenice Onlus

 

La nostra Fondazione ha contribuito a sostenere questo progetto per tre edizioni, con 93.000 € (2020)

BeeGum: l’utilizzo della cera d’api che ancora non c’era

I primi ad aprire l’elevator pitch sono i ragazzi della 4DSA dell’I.I.S. Cattaneo-Mattei di Monselice (Pd). Hanno ideato BeeGum, una gomma da masticare biodegradabile, a base di cera d’api e miele, per intraprendere una campagna di sensibilizzazione incentrata sull’insetto garante dell’equilibrio naturale dell’ecosistema.

Come illustra Davide Tonello, nel ruolo di AD: «Con il nostro prodotto riusciamo a risolvere due problemi: l’inquinamento causato da chewing-gum non biodegradabili spesso buttati a terra in tutto il mondo, e la crisi del settore dell’apicoltura che si fa sentire anche nel nostro territorio». Come dire: think global, bee local.

Nei 3 minuti a disposizione si inseriscono anche Filippo Ferraretto e Ludovico Tasinato, responsabili del team Comunicazione, che mettono in luce strategie di marketing e canali di diffusione. Scaduti gli altri 7 minuti riservati alle domande dei giurati, data anche la precisione delle risposte dei ragazzi, ci si convince ancor di più che l’idea di questa classe ha il suo bel perché.

CovHemp: meno plastica, più canapa

La 4C dell’Istituto Tecnico Agrario Munerati di Rovigo prende la parola e passa subito al contrattacco con Vittorio Cariero nei panni di un AD informale e accattivate. Con il suo «Ciao, ragazzi» va dritto al target: i giovani possessori di iPhone. Ai quali propone di utilizzare lo smartphone più modaiolo sul mercato con un accessorio che più ecosostenibile non si può: una cover in fibre di canapa e colori naturali.

«Vogliamo dare il nostro contributo per creare un futuro libero dalla plastica» proclama Vittorio. «Abbiamo scelto di farlo partendo dall’accessorio che accompagna in maniera diffusa i dispositivi che tutti noi abbiamo sempre in mano, i cellulari. La canapa è biodegradabile e perciò CovHemp, dopo l’utilizzo, può essere smaltita direttamente nell’umido».

CovHemp, però, ai clienti finali costicchierebbe un po’… Per quale motivo, oltre a un’auspicabile sensibilità ambientale, dovrebbero acquistarla? Supportato da Daniel Montecchio della Direzione Operativa e Marco Manfron del team Produzione e R&S, l’AD fa presente che i possessori di iPhone sono generalmente alto spendenti. Il che, oltretutto, permettere di realizzare maggiori guadagni per ogni unità venduta.

Se è vero che imprenditori non si nasce, con il “learning by doing” di Green Jobs pare si cresca in fretta…

Un “pivot” per Sustandable: da stand in fiera alla privacy in casa

Il giocatore più alto di una squadra di basket non c’entra nulla. Ma i ragazzi dalla 5A dell’I.T.T. Belzoni di Padova hanno fatto un “pivot”, che in ambito di una startup rappresenta un cambio di rotta positivo e significativo.

La virata la espongono Edoardo Canton, Gianluca D’Onofrio e Tommaso Turato.

Questa l’idea di partenza: il problema ambientale legato al materiale di scarto degli stand da smaltire alla fine di un evento fieristico.

Questa la soluzione: produrre moduli fonoassorbenti in materiale ecocompatibile poco costoso, facili da assemblare e smontare per successivi riutilizzi, e poco impattanti in termini di smaltimento finale.

Poi è arrivato il Covid-19. Tra e-learning e smart working, i video che catturano momenti imbarazzanti alle spalle dei partecipanti delle call spopolano nel web. Ed ecco l’insight dei ragazzi: perché non realizzare degli eco-moduli in grado di rendere salotti, cucine e camere delle nostre case una vera e propria postazione di studio o di lavoro, isolata visivamente e acusticamente dall’ambiente circostante?

Detto, fatto. Sustandable per gli stand fieristici diventa Scudo: un green screen modulabile in tecno-tessuto ecosostenibile per l’utenza domestica.

È realizzato con filo di nylon rigenerato derivante da materiali ormai giunti alla fine del loro ciclo vitale, che invece di essere smaltiti in discarica vengono recuperati e rigenerati.

Riutilizzo, adattamento, isolamento. Tre parole chiave di un prodotto per il quale i futuri green professionals hanno pensato anche a canali di vendita e promozione. Tutti rigorosamente on-line: un negozio di e-commerce, pagine nei social media, banner e sponsorizzazioni on-line. Sarà perché nel web, se e quando si palesa un virus, non è mai drammatico quanto il Covid-19?

Mister Chalk: il bio-gessetto a regola d’arte

Un team in rosa rappresenta la 4AFM dell’Istituto Primo Levi di Badia Polesine (Ro): Anna Rossignoli, Giulia Guerra e Alena Caldana.

La loro idea imprenditoriale, presentata con una video-animazione creata ad hoc, si basa sulla produzione di gessetti utilizzando materiale di scarto come i gusci d’uovo assemblati con farine.

Per testarne la fattibilità, la classe si è rivolta a un’azienda locale specializzata nell’allevamento di galline, distribuzione e vendita di uova e ovoprodotti.

Potendo contare su gradi quantitativi di gusci di uova a km 0, ottengono due vantaggi: sostituire il solfato di calcio biidrato, impiegato attualmente, e diminuire l’inquinamento atmosferico causato dai trasporti della materia prima.

Per quanto riguarda i colori, un’alternativa ai coloranti arriva dall’utilizzo degli scarti di frutta e verdura. La palette proposta sembra una ricetta: per il rosa, barbabietole e cavolo rosso con l’aggiunta di limone; per l’arancione curcuma, curry o carote, e così via.

Tuttavia, ai giurati sorge un dubbio: se oggi nelle aule scolastiche si utilizza sempre più la lavagna interattiva e meno quella d’ardesia, il bio-gessetto avrà un mercato in futuro?

«Oltre ai fornitori di cancelleria per le scuole, si può allargare la vendita nei negozi di materiali artistici» risponde Alena. Specificando che i gessetti sono indispensabili nei laboratori creativi, nelle attività ludiche per i bambini e soprattutto per gli artisti di strada, i “madonnari”. Un mercato di nicchia, è vero, ma che potrebbe evitare all’impresa di finire sul lastrico…

La start-up regionale selezionata per la competizione nazionale

In attesa che la giuria formuli il suo verdetto, la video conferenza prosegue con gli interventi di Cecilia Morello di Fondazione Felice Onlus e con un’intervista a due imprenditori testimonial della green economy.

Piergiorgio Manzotti, marchigiano, fondatore di Tea Natura, che con Ri-Detersivo ha fatto entrare l’olio d’oliva esausto nelle lavatrici di casa. Niccolò Cipriani a Prato ha fondato Rifò. Che recuperando la tradizione locale dei cenciaioli, produce capi da cashmere e lana rigenerati.

Chi ha scelto la giuria? Per la capacità di cogliere un’opportunità dalle difficoltà imposte dal Covid-19, l’accuratezza nell’analisi e nella realizzazione dell’Annual Report, fattibilità e utilità del prodotto, in finale nazionale è andato il progetto Sustandable della 5A dell’I.T.T. Belzoni di Padova.

Menzione speciale per BeeGum della 4DSA dell’I.I.S. Cattaneo-Mattei di Monselice (Pd) perché dà una soluzione semplice a un problema enorme: il consumo di chewing gum è planetario, non sono riciclabili e vengono considerati “solo” un problema di nettezza urbana. In più, il progetto potrebbe avere un’evoluzione di scalabilità attraverso la creazione di una rete tra apicultori.

Al di là della competizione, pensando all’entusiasmo, l’impegno e la serietà con cui tutti i ragazzi hanno partecipato all’iniziativa, andrebbe attribuita una corona a ciascuno di loro. E il virus, in questo caso, non c’entra proprio nulla.