Ripensare il capitalismo? È possibile (guardando sotto la punta dell’iceberg)

Nel quarto incontro di Segnavie 2018, l’esperta del Massachusetts Institute of Technology Katrin Kaufer ha dialogato con il giornalista del Corriere della Sera Stefano Righi. Quali sfide ci attendono?

 

L’ospite del quarto incontro di Segnavie – intitolato Dall’io al noi. Verso una società e un’economia più consapevoli e inclusive –  con la naturalezza di chi sta facendo un’affermazione quasi scontata, ha detto alle 370 persone arrivate a Padova per ascoltarla che il re è nudo. Ha dato voce a quello che molti pensano, ma che pochi osano dire:

Il capitalismo va ripensato. Radicalmente.

— Katrin Kaufer

Chi è Katrin Kaufer? Co-fondatrice e presidente del Presencing Institute, è ricercatrice presso il Dipartimento di Studi e Pianificazione Urbana del Masschusetts Instituite of Technology, una delle più prestigiose istituzioni universitarie al mondo.

Le sue attività di ricerca si concentrano su: leadership, cambiamento organizzativo, mutamento sociale e finanza sostenibile. Lavora per organizzazioni, aziende e istituti non governativi e non profit, per la Banca Mondiale e per il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite a New York.

A provocarla con le sue domande c’era il giornalista del Corriere della Sera Stefano Righi.

Ripensare il capitalismo

Il punto cieco del nostro tempo è che prendiamo il pensiero economico dominante come un dato di fatto, come se fosse una legge naturale. Ma non lo è.

8 persone – quante ne contiene un pulmino – possiedono il 50% della ricchezza mondiale.

Oggi il 40% degli americani non riesce a trovare 400 dollari (circa 350 euro) per gestire le emergenze, come un guasto alla macchina, la sostituzione di una lavatrice o di un frigorifero.

Due fatti che rappresentano altrettanti sintomi (due fra i tanti) che hanno origine dallo stesso problema. Un problema che, per essere compreso a fondo, ci impone di rispondere a una domanda cruciale: quali strutture abbiamo creato? Come pensiamo?

Il fisico David Bohm sosteneva che il nostro pensiero definisce la realtà. E poi dimentica di averlo fatto.

— Katrin Kaufer

Se vogliamo “curare la malattia” dobbiamo andare oltre i sintomi. Per guardare sotto la punta dell’iceberg.

Un percorso in 4 fasi

Il primo passo è capire come siamo arrivati fin qui. Kaufer sostiene che l’attuale modo di concepire l’economia è il frutto di un percorso articolato in quattro fasi.

Ciascuna fase ha elaborato una propria soluzione del problema principale a cui ogni economia deve far fronte: come coordinare i processi di collaborazione?

  • 1.0 Modello centrato sullo stato, caratterizzato da un coordinamento attraverso la gerarchia e il controllo.
  • 2.0 Modello del libero mercato, caratterizzato dalla nascita di un secondo settore (quello privato), coordinato attraverso il meccanismo del mercato e della concorrenza.
  • 3.0 Modello del mercato sociale, caratterizzato dal sorgere di un terzo settore (quello delle ONG) e da un coordinamento negoziato tra gruppi di interesse organizzati.
  • 4.0 Il modello eco-sistema co-creativo, caratterizzato dal sorgere di un quarto settore che crea piattaforme e mantiene lo spazio per l’innovazione intersettoriale, coinvolgendo le parti interessate di tutti i settori.

 

Tratto dal libro Leadership in un futuro che emerge, di Otto Scharmer e Katrin Kaufer

 

Come in ogni quadro evolutivo, le fasi precedenti continuano a vivere in quelle successive.

Il punto è che, parafrasando Einstein, non possiamo risolvere gli attuali problemi di tipo 4.0 con il sistema di pensiero di livello 2.0 o 3.0 che li ha creati.

— Katrin Kaufer

Abbiamo dunque bisogno di co-creare un nuovo scenario economico che ci aiuti a ripensare i concetti dell’economia con una visione basata su una nuova consapevolezza.

Scendere (e risalire) lungo la U

Per riuscirci, Kaufer propone un percorso dalla caratteristica forma a U, nato tra le stanze del MIT grazie al lavoro di studiosi come Peter Senge, Otto Scharmer, Joseph Jaworski e Betty Sue Flowers.

La cosiddetta Teoria U  altro non è che una tecnologia sociale – come la definisce la professoressa Kaufer – per ampliare la consapevolezza.

 

Tratto dal libro Leadership in un futuro che emerge, di Otto Scharmer e Katrin Kaufer

 

L’assunto alla base di questo approccio è che

la qualità dei risultati prodotti da qualsiasi sistema dipende dalla qualità della consapevolezza dalla quale le persone nel sistema operano.

— Katrin Kaufer

Una nuova consapevolezza genera nuovi pensieri, che generano nuove azioni, che generano nuovi sistemi sociali. Scendere (per poi risalire) lungo la U significa aprire mente, cuore e volontà.

Al Presencing Insitute la professoressa Kaufer e i suoi collaboratori hanno messo a punto una serie di strumenti pratici per rendere operativa la Teoria U. A questi hanno affiancato anche un programma per collegare gli innovatori sociali di tutto il mondo, offrendo occasioni di confronto e sviluppo di nuove pratiche.

Credo – ha concluso la professoressa Kaufer – che ci sia qualcosa di nuovo che sta emergendo. Dipende da noi fare un passo avanti o un passo indietro.

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