Una “spinta gentile” per una crescita inclusiva

A Segnavie Tinna Nielsen, antropologa ed economista comportamentale, ha raccontato come possiamo usare le scoperte delle scienze comportamentali per aiutare le persone a cambiare i propri comportamenti, favorendo l’inclusività. Un approccio alla portata di tutti. 

Tinna Nielsen fa un lavoro intrigante.

Trasforma le scoperte delle scienze comportamentali in applicazioni pratiche che possono essere usate per “spingere” le persone a mettere in atto cambiamenti positivi e inclusivi nei luoghi di lavoro e nell’intera società.

Promuovere l’inclusività significa garantire una più ampia partecipazione delle persone alla creazione della ricchezza e una più equa distribuzione delle risorse, per consentire ai singoli – ma anche ai gruppi, alle organizzazioni e alla società nel suo complesso – di accedere al proprio potenziale più alto.

È stato questo il tema del secondo incontro di Segnavie 2019, il ciclo di incontri ideato e realizzato dalla nostra Fondazione.

Spostare l’elefante per cambiare

Oltre due decenni di ricerche dimostrano che quando siamo inclusivi innoviamo, siamo più sostenibili e miglioriamo i contesti sociali nei quali viviamo.

Razionalmente lo sappiamo, ma poi fatichiamo a mettere in atto comportamenti inclusivi. Questo accade perché non è possibile convincere le persone a essere inclusive facendo leva soltanto sulla ragione.

Il nostro cervello è composto da due parti. Lo psicologo Daniel Kahneman le chiama Sistema 1 e Sistema 2.

Il Sistema 1 – la mente inconscia – è veloce, non controllabile, funziona per reazioni e agisce in maniera automatica. È la parte più primitiva del nostro cervello. Una parte tendenzialmente pigra, ripetitiva e conservatrice.

Il Sistema 2 – la mente conscia – è invece lento, riflessivo e controllato. Coincide con la parte evolutivamente più recente del cervello.

I ricercatori stimano che una parte compresa tra il 90 e il 99% dei nostri processi di pensiero avvenga nel Sistema 1.

Tinna Nielsen, riallacciandosi a questi studi, paragona il Sistema 1 a un elefante di 6 tonnellate su cui siede il suo guidatore: il Sistema 2.

Per spostare l’elefante dobbiamo parlare al Sistema 1, la mente inconscia.

Per aiutare il cervello a superare l’inerzia e le distorsioni che gli fanno vedere la realtà non per com’è ma per come siamo. E le tecniche di Inclusion Nudging ideate dalla Nielsen fanno proprio questo.

Nudge, ovvero la “spinta gentile”

Parafrasando il premio Nobel per l’economia 2017 Richard Thaler e il collega Cass Sunstein, possiamo definire nudge

un modo relativamente soft e non invasivo di aiutare il cervello a prendere decisioni migliori.

Una “spinta gentile”, appunto. Un buon nudge è un intervento comportamentale che influenza le scelte delle persone in accordo con i loro interessi, senza doverle convincere con argomentazioni razionali.

Un nudge ben strutturato:

  • non usa argomenti razionali per convincere le persone;
  • minimizza l’impatto negativo di scorciatoie e distorsioni della mente inconscia;
  • non usa consapevolezza, razionalità e forza di volontà come driver di cambiamenti;
  • non usa premi, minacce o punizioni;
  • rispetta la libertà di scelta della persona.

Il libro di Tinna Nielsen e Lisa Kepinski Inclusion Nudges Guidebook raccoglie 100 tecniche di nudging che ciascuno può mettere in pratica nei luoghi di lavoro. Si tratta di interventi piuttosto semplici che possono essere realizzati da chiunque.

Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta.

— Margaret Mead

Creare inclusività è più semplice di quel che pensiamo. Tinna Nielsen ha preparato una sintesi del suo approccio (in inglese), che contiene alcuni semplici esempi pratici che possono essere messi in atto a partire da oggi.

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Buon lavoro!

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