#raccontacilatuastoria – La Cooperativa Sociale L’Iride

Se il Coronavirus ha costretto alla chiusura i Centri Diurni per persone con disabilità, le Comunità Residenziali non solo non hanno potuto chiudere, ma hanno dovuto raddoppiare gli sforzi per continuare a mantenere una “quasi” normalità. Ecco la storia della Cooperativa Sociale L’Iride di Padova, che tra lavori manuali, produzioni artigianali, creatività e tecnologia, ha affrontato il Coronavirus e il periodo di isolamento forzato.

Con sette Comunità Residenziali, o Case – come preferiscono chiamarle – e Centri Diurni, la Cooperativa L’Iride di Padova gestisce 80 ospiti con disabilità più o meno gravi. Accolgono persone con qualsiasi tipo di disabilità. “Perché la disabilità, anche quando grave, non può essere un alibi per rinunciare a una possibilità educativa.Tutti“, ci dicono, “devono essere accolti ed avere una opportunità autentica di trasformazione e crescita”.

Quando il gioco si fa duro…

Ma il Coronavirus e il lockdown che ne è conseguito hanno cambiato repentinamente le regole del gioco. E per loro il gioco è stato particolarmente duro.  Perché il virus ha costretto gli ospiti delle Comunità Residenziali a una convivenza prolungata e forzata e gli Ospiti dei Centri Diurni, chiusi, a tornare a casa, nelle loro famiglie, senza possibilità di un supporto terapeutico.

Per spiegare ai “loro” ragazzi cosa stava succedendo, gli operatori della Cooperativa hanno usato il linguaggio in simboli, ovvero la Comunicazione Aumentativa Alternativa, perché è giusto far capire a tutti quanto stava accadendo”, ci spiegano. “E per chi non vede, abbiamo lavorato su altri canali sensoriali e predisposto dei tutorial per i genitori, come strumenti di dialogo”.

E così, l’intera Cooperativa (con il supporto delle famiglie dei loro ospiti) si è dovuta riorganizzare, in un crescendo di coraggio, creatività ed energia, che ha coinvolto anche il territorio che accoglie le Comunità Residenziali.

Tutti al lavoro per sconfiggere il Coronavirus

La prima cosa da fare era salvaguardare la salute degli operatori e gli ospiti: era necessario, quindi, l’uso delle mascherine. Che però, si sono rivelate introvabili. Come fare allora? “Abbiamo attivato la nostra rete“, dice l’Iride “con l’aiuto dei genitori dei nostri Ospiti ci siamo fabbricati artigianalmente delle mascherine con un tessuto protettivo, come quelle chirurgiche“.

Ma se nelle Comunità Residenziali gli operatori hanno garantito la loro presenza costante, il problema è stato la chiusura dei Centri diurni e il rientro in famiglia delle persone con disabilità che li frequentavano quotidianamente.

Nasce il progetto L’Iride a Casa

È nato così il progetto L’Iride a Casa. Abbiamo portato a domicilio un kit di tavole in legno e di colori, donati da un’azienda del padovano. I ragazzi erano entusiasti, hanno caricato su Facebook le loro creazioni e le hanno condivise su WhatsApp”, ci racconta L’Iride. “Abbiamo attivato un nostro canale YouTube che ci ha consentito di caricare i nostri tutorial e – giorno dopo giorno – abbiamo accompagnato i ragazzi con nuove attività manuali, tecnologiche e digitali “, concludono gli operatori della Cooperativa.

Una nuova quotidianità

In tutte le Comunità sono stati appesi dei cartelli: “Andrà tutto bene”, “Dai che ce la facciamo”.  Un modo per infondere coraggio e capire che la vita va avanti, nonostante tutto. Con un auspicio:

Andrà tutto bene, ma facciamo in modo che sia così. Non vediamo l’ora che si possa tornare ad abbracciarci.