Riaprono le porte della grande Arte a Rovigo

A Palazzo Roverella, fino al 4 luglio, per la prima volta in Italia siamo pronti ad approfondire il rapporto tra arti visive e musica. Declinato con modalità e sfumature differenti, dalla stagione simbolista fino alle avanguardie storiche del secolo scorso. A Palazzo Roncale, fino al 27 giugno, appuntamento invece con le storie e le emozioni dei Teatri Storici del Polesine. Le grandi mostre a Rovigo sono tornate.

È possibile ascoltare un’opera d’arte?
E dare forma e colore a un suono?

Musica e arti visive sono strettamente connesse e domande come queste hanno da sempre acceso il dibattito della critica sull’argomento.
Tuttavia il tema dei rapporti tra la musica e le arti visive nell’età contemporanea non è mai stato sviluppato in maniera completa da una mostra in Italia. Ecco perché a Palazzo Roverella abbiamo pensato che fosse giunto il momento di colmare questa lacuna.

Curata da Paolo Bolpagni, arriva quindi Vedere la musica. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie, un’esposizione di ampio respiro sulle molteplici relazioni fra musica e arti visive. I capolavori di grandi maestri come Kandinskij, Renoir, Chagall, Klee, Kokoschka, Boccioni, Balla, Segantini, Casorati, e i preziosi disegni di Picasso, Klimt e Le Corbusier sono pronti ad accogliere tutti gli appassionati in un percorso da “ascoltare con gli occhi” e immerso nei colori, nelle forme e nei suoni che hanno contraddistinto il periodo che va dalla fine dell’Ottocento agli anni Trenta del Novecento.

Fino al 4 luglio, a Palazzo Roverella, lasciati accompagnare in un mondo dove le arti visive e quelle sonore si mescolano e si intersecano, dando vita a qualcosa di unico e nuovo.

Vedere la musica. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie

Il viaggio inizia alla fine del XIX secolo, con le vibranti composizioni del leggendario Richard Wagner che, insieme alle suggestioni esoteriche del periodo, danno vita a un filone che dominerà l’Europa fino ai primi del Novecento. Ovvero fino a quando la riscoperta di Johann Sebastian Bach e del fascino esercitato dalla purezza dei suoi contrappunti sostituiranno il modello wagneriano, non solamente in campo musicale.

Nel periodo delle avanguardie storiche, poi, saranno diversi i modi in cui la componente musicale influenzerà le arti visive.

Nel Cubismo e nel successivo Purismo, infatti, pittori come Pablo Picasso e il giovane Le Corbusier sceglieranno come temi di partenza delle loro opere violini e chitarre per introdurre nei loro quadri le dimensioni della vibrazione acustica e dello scorrere del tempo. Nella Vienna d’inizio Novecento, anche Gustav Klimt, Oskar Kokoschka e Koloman Moser troveranno un riferimento importante nella musica. Lo stesso accadrà nel Futurismo italiano dove Luigi Russolo, ad esempio, oltre che artista visivo, sarà compositore e inventore degli “intonarumori”: macchine costruite per produrre brani composti da rombi, ronzii, crepitii e scoppi.

È con Vasilij Kandinskij e con Paul Klee, però, che la musica diventa davvero centrale, facendosi paradigma di una pittura che vuole liberarsi definitivamente dal concetto di rappresentazione per arrivare all’astrattismo e all’immaterialità delle fughe di Bach.

Ma non finisce qui. Perché l’arte dei suoni continuerà a essere presente anche nel linguaggio astrattista del Neoplasticismo olandese di Theo van Doesburg e nelle esperienze artistiche figurative che si affiancano e oppongono alle avanguardie, specialmente in Italia, dove operano Armando Spadini, Piero Marussig, Felice Casorati, Alberto Savinio e altri.

Vedere la musica. L’arte dal Simbolismo alle avanguardie è una lunga storia di relazioni, intrecci e corrispondenze. Una mostra-spettacolo di assoluto fascino dove emergono le infinite originali sfaccettature delle interazioni tra l’elemento musicale e la pittura.

Scopri la mostra

 

“Quando Gigli, Callas, Pavarotti… Teatri Storici del Polesine”

L’amore di un territorio per l’opera e il balletto, il coinvolgimento di una comunità operosa e appassionata d’arte, la fioritura di teatri preziosi come gioielli, l’emozione di debutti esaltanti come quello di Beniamino Gigli, e di concerti indimenticabili di artisti del calibro di Luciano Pavarotti, Antonio Cotogni, Maria Callas, Renata Tebaldi, Giulietta Simionato e Katia Ricciarelli. Poi la crisi economica e il definitivo tramonto di un’epoca d’oro.

È una storia affascinante, fatta di trionfi e di decadenza, quella raccontata da Quando Gigli, Callas e Pavarotti… I Teatri storici del Polesine a Palazzo Roncale fino al 27 giugno.

I magnifici sette

Tra Ottocento e Novecento nel territorio del Polesine nascono una cinquantina di teatri storici, fioriti grazie all’impegno di cittadini che per tenerli in attività non esitarono ad autotassarsi. E proprio perché nati da una “società” di persone presero il nome di Teatri Sociali.

Di questo patrimonio raccontiamo oggi la storia di sette teatri: il Comunale e il Ferrini di Adria, il Cotogni di Castelmassa, lo Zago di Loreo, il Ballarin di Lendinara, il Sociale di Rovigo e il Balzan di Badia Polesine. La mostra Quando Gigli, la Callas e Pavarotti… I Teatri storici del Polesine, a cura di Maria Ida Biggi, esalta le loro vicende, fatte di momenti straordinari e di tragedie, di grandi debutti e prestigiose prime, di decadenza e resurrezione.

Ogni teatro viene infatti presentato da tre grandi immagini di Giovanni Hänninen, da un ampio pannello storico dove vengono illustrate le vicende, le trasformazioni e le attività del teatro e un episodio particolare che ne ha segnato la storia.

Dai disegni originali di Giannantonio Selva, Giovan Battista Meduna, Daniele Donghi e Sante Baseggio alle curiosità storiche, come la chitarra Fender Stratocaster firmata da Steve Hackett, chitarrista dei Genesis, gruppo inglese che nel 1972 debuttò al Teatro Comunale di Adria, o l’originale libretto dell’Ombra di Fetonte, lo spettacolo messo in scena per l’Imperatore d’Austria che per tre volte lo mancò.

E non solo. Grande attenzione viene infatti riservata anche ai protagonisti delle opere: Gigli, Pavarotti, Callas, Ricciarelli e con loro alle decine e decine di altri grandi della lirica che hanno calcato le scene polesane.  E ancora: una mappa del Polesine che consente di localizzare i teatri, quelli scomparsi e quelli sopravvissuti. I costumi, fragilissimi e bellissimi, indossati da Beniamino Gigli al suo debutto al Sociale di Rovigo del 1914 e quello, sontuoso e raffinato, che l’ambasciata del Giappone a Roma donò ad Elena Rizzieri, per ringraziarla della sua memorabile esibizione in Madama Butterfly. E poi filmati, scenografie, realtà virtuale.

Ma i teatri polesani, come tutti i teatri, non hanno accolto solo la lirica ma di tutto un po’. La mostra si conclude infatti con una parata di manifesti originali dove Topo Gigio sta accanto a Gianni Morandi, ad un campionato di boxe, ad un balletto di vere étoiles, alle ragazze del coro del paese, ai protagonisti di una serata di tango e ai film.

Perché tutto è spettacolo e tutto ha contribuito a fare di questi teatri altrettanti punti fissi della storia culturale ma anche sociale del Polesine e dei Polesani.

Scopri la mostra

 

E per chi desidera ancora Arte…

Oltre a immergersi nei capolavori di Vedere la Musica e a viaggiare tra le suggestioni e lo storie dei Teatri storici del Polesine, i visitatori di Palazzo Roverella e Palazzo Roncale avranno la possibilità di ammirare le opere della Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi e del Seminario vescovile di Rovigo, con i capolavori dei grandi maestri della pittura italiana e i preziosi reperti egizi e romani della sezione Archeologia.

Un panorama quasi da manuale di storia dell’arte. Dal ’400 al ’700. Tutto in un’unica, prestigiosa collezione.