Venezia metropolitana: una risorsa per il nordest nel post-covid

Presentato a Palazzo del Monte di Pietà a Padova il secondo rapporto della ricerca su Venezia Civitas Metropolitana coordinata dal professor Paolo Costa. In evidenza gli effetti del Covid sui processi di sviluppo economico e sociale, insieme agli strumenti per dare a Venezia metropolitana il ruolo di Metropolitan European Growth Area – MEGA.

Presentato a Palazzo del Monte di Pietà a Padova il secondo rapporto Venezia Civitas Metropolitana, promosso da Fondazione Cariparo e Fondazione di Venezia sotto la direzione ed il coordinamento del professor Paolo Costa.

Sono due i punti focali su cui si concentra il rapporto:

gli effetti del Covid sui processi di sviluppo economico e sociale e gli strumenti per dare a Venezia metropolitana (Venezia, Padova, Treviso) il ruolo di Metropolitan European Growth Area (MEGA).

Gli esiti della ricerca, illustrati dallo stesso Costa, sono stati oggetto di confronto e approfondimento con Patrizio Bertin Presidente Confcommercio Veneto e ASCOM Padova, Leopoldo Destro, presidente di Assindustria Venetocentro, Luca Romano Direttore Local Area Network e Antonio Santocono, Presidente Camera di Commercio di Padova, moderati da Paolo Gubitta, Professore di organizzazione aziendale all’Università degli Studi di Padova.

Venezia Civitas Metropolitana

Lo studio evidenzia come nel decennio 2012-2020 la Venezia storica si sia progressivamente trasformata da luogo di residenza a luogo di lavoro, con un rapporto fra posti di lavoro e popolazione che dall’80 per cento del 2012 è arrivato appena al di sotto del 100 per cento nel 2019.

In sostanza, il numero degli occupati è pari al numero dei residenti. Con una particolarità, comune anche a Padova e Treviso: l’incremento dell’occupazione nei servizi turistici è cresciuto di anno in anno molto più che negli altri servizi. Tuttavia la pandemia da Covid-19 ha registrato maggiore fragilità in ambito turistico rispetto a quello manifatturiero e nei servizi.

Particolarmente degna di nota è stata la crescita delle start-up, soprattutto di quelle più rappresentative dei processi di innovazione, che nell’area di Venezia metropolitana sono 514.

Il rapporto ha indagato anche la tenuta del sistema infrastrutturale. In questo senso la pandemia è stata un importante banco di prova, in cui, ad esempio, l’aeroporto Marco Polo, ha saputo mantenere integre le condizioni strutturali della propria funzionalità nonostante la riduzione dei flussi. Per aumentare la capacità competitiva del sistema aeroportuale Venezia-Treviso su un ampio bacino di utenza da contendere a Milano e Bologna diventa tuttavia strategico il collegamento aereo-treno ad Alta Velocità.

Un altro nodo fondamentale per l’accessibilità globale è la restituzione al Porto di Venezia della capacità di agire da nodo generatore/attrattore di flussi di merci. Una visione che con la creazione del multiporto Alto Adriatico e la conseguente somma della capacità portuale degli scali di Ravenna, Venezia, Trieste (e le possibili estensioni a Capodistria e Fiume) consentirebbe a questo ampio bacino di trattare gli eccezionali carichi delle meganavi oceaniche all’interno di una via marittima che sarebbe, di fatto, la più corta e “verde” nelle relazioni fra Europa e Asia.

In questo quadro si innesta la necessità di una regia metropolitana del contrasto e dell’adattamento ai cambiamenti climatici, importante anche nel governo di servizi che tengano conto della fragilità ambientale.

Questo significa soprattutto saper costruire un grande progetto per nuovi spazi della collettività in cui la mitigazione dei rischi ambientali sappia coniugarsi con la richiesta di luoghi per il tempo libero e per l’abitare metropolitano.

Il naturale approdo della Venezia metropolitana è il suo sviluppo come MEGA (Metropolitan European Growth Area). La Venezia centro-veneta è infatti in grado di ambire al ruolo di area metropolitana motore dello sviluppo del Nordest perché ne ha la dimensione demografica, la struttura della base economica, la collocazione geografica che la mette – insieme a Milano, Bologna, Lubiana e Monaco di Baviera – in relazione con l’Europa di ieri e di oggi e con il mondo intero di oggi e di domani, tramite le sue due “porte sul mondo”, l’aeroporto e il porto, che la rendono origine, ma anche destinazione di flussi globali rispettivamente di persone e di merci.