Dottorato di ricerca? Sì, ma in azienda

All’inizio di ottobre 7 neo-dottorandi dell’Università di Padova hanno iniziato un percorso di collaborazione con altrettante aziende del territorio, grazie al bando Dottorati di Ricerca in Azienda. 7 progetti scientificamente ambiziosi che puntano allo sviluppo sociale ed economico del territorio.

Come sta la ricerca in Italia? Come scrive Cristina De Rold in un articolo de Il Sole 24 ore, la ricerca soffre e questa sofferenza si traduce in un ritardo strutturale nei confronti dei maggiori paesi europei.

L’innovazione costituisce una determinante del benessere e del progresso sociale ed economico di un territorio. Per avvicinare l’Italia agli standard europei è necessario favorire il dialogo tra il mondo della Ricerca e quello dell’Impresa.

Con questi obiettivi, la nostra Fondazione – in tandem con Intesa Sanpaolo – ha siglato un accordo con Unismart Padova Enterprise, l’Università degli Studi di Padova e Assindustria Veneto Centro per assegnare 10 borse di dottorato a tema vincolato nell’ambito del Bando Dottorati di Ricerca in Azienda.

Un ponte tra Ricerca e Impresa

La Ricerca e l’Impresa sono due universi apparentemente – e talvolta realmente – distanti, che grazie a questo bando, adesso sono più vicini. L’iniziativa si colloca in uno degli 8 obiettivi strategici della nostra Fondazioneincentivare la produzione scientifica di alto livello promuovendo il dialogo con le aziende del territorio.

Per questo abbiamo scelto di sostenere il il bando Dottorati di Ricerca in Azienda con 250.000 euro, insieme ad Intesa Sanpaolo che ha destinato al progetto 150.000 euro. Le aziende selezionate sono state chiamate invece a contribuire co-finanziando i progetti con 35.000 euro, pari al 50% del valore totale della borsa.

Sette progetti, un filo conduttore: la libertà

Nelle due settimane di apertura del bando 20 aziende hanno candidato i loro progetti e i dieci progetti aziendali che hanno superato la selezione hanno raccolto l’interesse di 83 candidati.

Sette i progetti vincitori, distribuiti in sei diverse scuole di dottorato dell’Ateneo: dall’Ingegneria dell’Informazione alla Medicina Molecolare, dall’Ingegneria Civile all’Animal and Food Science, dall’Economia e Management alla Brain Mind and Computer Science.

Le sette aziende selezionate tra Padova e Treviso hanno progetti, intenti e caratteristiche differenti, ma sono accomunate da alcune parole chiave: innovazione, evoluzione, sostenibilità, futuro, creatività ma anche meccanizzazione, sicurezza, benessere. Con un obiettivo comune: la libertà, intesa nel senso più ampio possibile.

Si può declinare nella forma di letti ospedalieri futuristici che sappiano, tramite degli algoritmi, guardare alla singolarità del paziente e alla particolarità dei suoi bisogni, monitorando i suoi movimenti e accrescendone la sicurezza (Malvestio – Padova). Oppure può assumere la forma di integratori che migliorano la nostra salute (Labomar – Treviso).

Il progetto che coinvolge Ab Analitica – Padova, mira invece a liberare il potenziale umano e produttivo dell’azienda, studiando l’applicazione del lean thinking ad un’azienda che opera nel campo della biologia molecolare.

Non mancano i progetti green volti a salvaguardare il territorio, come quello presentato da Alto Trevigiano Servizi – Treviso che intende formulare strategie di protezione delle falde acquifere nella zona della Pedemontana Veneta. Sulla stessa lunghezza d’onda troviamo anche Officine Facco – Padova che incuberà una ricerca sugli allevamenti cage free.

Se l’intento guida è l’innovazione, l’informatica non può che avere un ruolo di primo piano. E così i progetti di Statwolf Data Science – Padova e Yarix – Treviso mirano ad efficientare i processi produttivi tramite un radicale cambio di paradigma.

Sette progetti scientificamente ambiziosi che puntano a cambiare in meglio la realtà produttiva delle aziende coinvolte.

Con ricadute positive sullo sviluppo sociale ed economico dei territori coinvolti.